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Il mouse
aperto.
Si noti
la fatidica
pallina.

caricarne una nel modo sbagliato può finanche provocare il blocco totale del sistema fino a nuovo reset.
Considerato poi che a parte i giochi, (uno) la maggioranza degli applicativi non richiedono ardentemente il colore: (due) il monitor a colori costa molto di più di quello in bianco e nero: (tre) la risoluzione intrinseca di quello a colori non è eccellente (pitch 0.51 è davvero pochino, oltre a dare abbastanza fastidio agli occhi quando si tratta di permanere a lungo davanti al video): (quattro) perdiamo la possibilità di output grafici ad altissima risoluzione: (cinque) il monitor in bianco e nero è, di contro, eccellente... non ce la sentiamo di non consigliarvi l'acquisto di quest'ultimo tranne il caso in cui non possiate proprio farne a meno. Tutto qui.

Mouse e dintorni
Detto questo, mouse in mano, diamo corrente al nostro Atari e vediamo cosa succede. Come già anticipato, ora il sistema operativo della macchina, a differenza di quanto succedeva coi primi esemplari di 520, è fornito direttamente nei 192 kbyte di rom contenuti nella macchina. Ovvero per «partire» è sufficiente inserire un dischetto anche vuoto (purché formattato) per vedere dopo pochissimi secondi la ben nota scrivania con le icone che rappresentano oggetti di uso abbastanza comune. Senza inserire il dischetto, la scrivania appare ugualmen-

ziare una sessione di lavoro, diamo uno sguardo al monitor.

Bianco/nero o colore
  Appurato che all'Atari 1040 ST non è possibile collegare un televisore, esistono due possibilità per risolvere il problema della visualizzazione: monitor a colori o in bianco/nero. Il primo costa di più, il secondo è migliore: cerchiamo di capire perché.
  Per una scelta fatta dalla Atari evidentemente sin dal concepimento della serie ST, ciò che è visualizzabile con uno dei due monitor non lo è con l'altro. Nella fattispecie, a seconda del dispositivo di output video collegato all'unità centrale, questa stessa si riconfigura impostando una diversa risoluzione video che si traduce in un diverso formato di schermo. In bianco e nero avremo una risoluzione di ben 640x400 pixel, a colori la metà o un quarto: 640x200 o 320x200. 
Ovviamente al diminuire della risoluzione aumentano le possibilità di colore per ogni pixel: in altissima risoluzione avremo solo due «colori» per pixel (bianco o nero), in media risoluzione 4 colori per pixel (a scelta in una tavolozza di 512 colori), in bassa 16 per pixel sempre scegliendo dalla tavolozza di prima. Quindi acquistando il monitor a colori possiamo scegliere tra visualizzare in media o in bassa risoluzione, usando, di contro, il monitor in bianco e nero avremo output solo in altissima risoluzione. Fin qui potrebbe anche essere accettabile: un monitor a colori capace di visualizzare una immagine 640x400 certamente costa molto e avrebbe finito per far pagare tutto il sistema davvero troppo. Il problema però è che le immagini in una determinata risoluzione non sono compatibili affatto con quelle di altre risoluzioni. tant'è che provare a 

Il desktop nei modi grafici di bassa e media risoluzione.

Estratto da MCMicrocomputer n° 56, edizioni Technimedia, Roma
Autorizzazione alla pubblicazione concessa.

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